Dolceacqua e la storia di Lucrezia

Dolceacqua è un tipico borgo medievale della val Nervia, lungo il torrente omonimo. La parte più antica del borgo, posta ai piedi del monte Rebuffao, è dominata dal castello dei Doria e chiamata dagli abitanti Terra (Téra nel dialetto locale). Quella più moderna, chiamata il Borgo, si allunga sulla riva opposta, ai lati della strada che sale la valle.

Lucrezia ( tratto da dolceacqua storia e leggende )

Nel 1364 Imperiale Doria, tiranno odiato per il suo dispotico potere, viene cacciato da Dolceacqua; in questa cacciata la storia si lega alla legenda secondo la quale il Signore di Dolceacqua, che era dedito ad applicare lo “ius primae noctis”, si era invaghito della figlia di un fornaio, certa Lucrezia o, secondo altre fonti, Filomena, la quale per evitare l’odioso tributo aveva organizzato nascostamente le nozze con il giovane Basso. Proprio durante il banchetto, sicuramente dietro una delazione, gli sgherri di Imperiale giunsero e portarono via la sposa consegnandola al loro Signore affinché egli potesse esercitare il suo diritto. La fanciulla però resistette cercando addirittura di lanciarsi fuori da una finestra; a questo punto il Doria, sperando in una sua capitolazione, la fece rinchiudere nelle prigioni situate nella torre a base circolare. Passarono i giorni ma i disagi subiti non fecero cambiare idea a Lucrezia. Nel frattempo lo sposo riunì la popolazione che, esasperata anche dalle tasse e dalla condotta oppressiva, decise di darsi alla rivolta. Basso, nascosto nel fieno che veniva regolarmente portato al castello riuscì, di notte, a penetrarvi, forse anche con l’aiuto di una guardia, e raggiunse le stanze dell’odiato signore, che, sotto la minaccia di un coltellaccio, fu costretto a firmare una serie di concessioni popolari; dopo di ciò fu costretto alla fuga. Purtroppo gli stenti avevano avuto la meglio sul fisico della povera Lucrezia che venne ritrovata ormai morta. Per festeggiare le conquiste sociali ottenute grazie alla rivolta ottenuta dall’esempio di resistenza della fanciulla vennero confezionati dei dolci con il nome allusivo fatti di materie povere: le “michette”. Ancora oggi il 16 Agosto viene celebrata “la festa della michetta” durante la quale i giovani cantano canzoni sotto le finestre delle giovani e se queste sono accondiscendenti, e solo in quel caso, riempiono il cesto di michette che viene calato ai cantori che possono assaporarne il gusto accompagnandole con del buon vino rossese.
Si narra che in alcune notti d’estate si può vedere tra le rovine del castello aggirarsi il fantasma della povera Lucrezia; anche in alcune stanze di abitazioni del paese, forse appartenute agli sgherri del signore di Dolceacqua, vengono riportati strani fenomeni che la cultura popolare riporta alla straziante storia della giovane sposa.
La cacciata del dispotico tiranno ebbe breve durata in quanto l’intervento di Genova rimise i Doria alla conduzione di Dolceacqua.

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