Sulle terrazze liguri, a scuola di muretti a secco

Una cooperativa olivicola di Arnasco (SV) organizza corsi per insegnare ai più giovani una tradizione centenaria, indispensabile per coltivazione e salvaguardia ambientale. E fa scuola nel mondo

A vederli, sulle terrazze liguri, i “filari” di muretti a secco, chilometri di pietre sapientemente accostate senza l’utilizzo di leganti o malte, come tanti pezzi diversi di un puzzle, ci si può domandare se sia stata una mano specializzata a compiere l’opera. La verità è che si tratta di una tradizione che nei secoli si è tramandata di padre in figlio, e che spesso questi muretti, alcuni centenari, sono stati costruiti da donne.
“Nei secoli scorsi, ma non bisogna neanche andare tanto lontano nel tempo” – ci racconta Luciano Gallizia, Presidente della Cooperativa olivicola Arnasco – erano le donne spesso a costruire questi muretti, mentre gli uomini erano spesso per mare. Gli uomini raccoglievano e ammassavano le pietre, erano poi le donne a costruire letteralmente il muretto”. Forse partendo da questo pezzo di storia, è più facile spiegare la natura e l’importanza di queste opere murarie. Oltre infatti ad essere indispensabili per la coltivazione a “terrazze”, come è noto, vista la particolare conformazione del territorio ligure, i muretti a secco hanno una funzione insostituibile contro il dissesto idrogeologico.
“Mentre la terra viene contenuta” –  racconta Gallizia – “l’acqua delle piogge che qui spesso cadono copiose filtra evitando  una pressione che non sarebbe sostenibile, ad esempio, da opere in cemento. Sappiamo bene, in questi luoghi, quale siano i rischi legati alla gestione delle acque. E’ anche per questo che come cooperativa olivicola, dopo aver recuperato il 50% dei terrazzamenti che trenta anni fa erano abbandonati, abbiamo deciso qualche anno fa di salvaguardare questa tradizione artigiana. Purtroppo il “passaggio” da padre in figlio ormai non basta più e, considerato il costo della manodopera, non ci si può affidare sempre a operai specializzati”
La cooperativa olivicola Arnasco, che oggi ha 300 soci, conta 100 ettari di uliveto in terrazzamenti, con 300 km di muretti a secco. La cultivar tradizionale è l’ Arnasca  “Pignola”, un’oliva che a maturazione raggiunge un particolare colore rossastro, e che possiede un retrogusto simile al sapore del pinolo – da qui il nome “pignola”. Oggi la produzione è incentrata sull’olio extravergine di oliva Arnasca, in versione Dop e biologico. La clientela è in gran parte locale, ma con lo sviluppo della vendita online si stanno aprendo anche mercati più lontani.
“Spesso si parla di vendemmia eroica qui da noi”, sottolinea Gallizia, “ma anche la nostra raccolta di olive non scherza . Bisogna considerare che non possiamo naturalmente contare su macchinari ma solo su piccoli “agevolatori”, e sotto le piante solo teli e non ombrelli. Oltre alla grande volontà, alla pazienza, e all’investimento economico, abbiamo anche usufruito di fondi comunitari, che la Regione Liguria ha messo a disposizione nei Psr sia per quanto riguarda il recupero degli uliveti che per i muretti a secco”
E la tecnica ligure fa scuola nel mondo. Sulla base della loro esperienza, infatti, la Cooperativa olivicola Arnasco ha avviato da tempo corsi di formazione per diffondere questa tecnica, anche all’estero. “Siamo stati a Cuba ad insegnare agli ingegneri cubani la nostra tecnica. Loro la utilizzeranno per coltivare il caffè in zone collinari, con risultati molto sopra la media dal punto di vista qualitativo della produzione. E ora, grazie al Progetto Leonardo, abbiamo in programma un meeting a livello europeo. Ci confronteremo con altri Paesi, come la Spagna o la Francia. Spesso infatti, pur variando la tipologia delle pietre, la tecnica è molto simile. Vale sempre la stessa regola: l’abilità non sta tanto nella scelta (consideriamo che soprattutto qui da noi andarsi a scegliere delle pietre particolari e trasportarle avrebbe costituito un aggravio in termini di tempi e risorse), quanto nell’assemblaggio. Bisogna curare la parte davanti, delle pietre faccia vista, e quella dietro tra il pietrisco e la terra”
Il nuovo corso, a cui solitamente partecipano non solo agricoltori ma anche studenti (un paio presto diventeranno a loro volta “docenti”) e persone generalmente interessate a una tecnica così antica, si svolgerà a giugno 2013. Fra i progetti futuri della cooperativa, l’ampliamento dell’offerta, con una fattoria didattica e una linea di prodotti olivicoli ad hoc.

 Andrea Festuccia
PianetaPSR numero 17 – gennaio 2013

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